EDITORIALE n. 15 –  5 novembre 2024

Ogni sport che si rispetti, ha la sua parte al femminile e l’Hockey pista in Italia ha creduto per molti anni di poterne fare a meno.  A mio parere questo è stato un grosso errore poichè penso che la parte femminile di ogni sport possa essere un traino fondamentale per tutto il movimento. La frase che più ha disturbato in questi anni bui è stata: “l’hockey non è uno sport per donne”.  Niente di più falso e infondato, l’hockey non lo è se le ragazze vengono lasciate ai margini e non gli si insegna a giocare a Hockey nel modo corretto.  Chiaro che se pensiamo di prendere dieci ragazze impacciate, allenate male, con poche attitudini, e le mettiamo a correre dietro ad una pallina in modo goffo, nessuno si diverte a guardare e nemmeno loro a giocare ma, se queste seguono un iter “normale” , con le posture corrette, la giusta tecnica e l’armonia che contraddistingue questa disciplina e le ragazze, ecco che tutta la prospettiva cambia.  Gli sport praticati dalle femmine sono spesso meno seguiti degli sport maschili, ed è anche per questo che poi, l’informazione,  contribuisce a confermare il più scarso interesse, concedendo meno copertura e di conseguenza meno coinvolgimento.  L’Italia di hockey pista, in passato, ha anche vissuto momenti importanti ma mai nel numero di partecipanti. Siamo bravi a giocare ma ciò che ci manca è la capacità di uscire da questa nicchia in cui ci siamo infilati.Ma torniamo al femminile dei giorni nostri, la gestione della FISR precedente a questa è stata, per me, un vero disastro: poche atlete in tutta Italia che venivano chiamate una volta all’anno per partecipare ai campionati europei e mondiali. Quelle stesse poche ragazze che poi venivano suddivise in varie squadre (a volte tre a volte quattro e a volte perfino due) per giocarsi, in un concentramento, il titolo di campionesse d’Italia.
Si pensava cosi di aver ottemperato alla causa dell’Hockey femminile. Ma ci rendiamo conto?.Poi in qualche caso le ragazze venivano anche indirizzate nelle squadre di interesse di chi gestiva in cambio di un posto sicuro in nazionale.
Insomma una conduzione scellerata che più che contribuire a tenere in vita una attività morente ha disgustato molte persone che poi hanno lasciato.  Quando proprio si era toccato il fondo che per andare più in basso sarebbe stato necessario scavare ecco arrivare, come una bombola di ossigeno data ad un paziente con la polmonite, il cambio ai vertici e soprattutto il cambio di rotta.  E’ bastata una buona comunicazione e il buon esempio di qualche società per guardare al Femminile come ad una attività interessante e spettacolare utile, e forse fondamentale, per la crescita dell’Hockey su pista.  Ora sono tantissime le giovani atlete che si sono approcciate all’Hockey, in tante realtà storiche e nuove. Difficile fare esempi, ma ci provo, scusandomi in partenza se non le nomino tutte. Le prime che mi vengono in mente sono: Novara, Correggio, Bassano, Scandiano, Trissino, Matera e molte altre, tante realtà che stanno guardando al femminile con un occhio di riguardo.  Ci vuole ancora tempo per colmare il “buco” che per ora costringe il campionato di serie A1 ad essere organizzato con solo cinque squadre, ma “dietro”, ci sono  tante, anzi, tantissime atlete, pronte a rinvigorire la realtà Italiana.  Certo ora non si può sbagliare nulla e non bisogna commettere l’errore di sperperare tutto ciò che si sta ricostituendo.

Il Khaba

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